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01 set 2026

Quando la politica diventa un riflesso pavloviano

Riconoscere le radici biologiche di molti comportamenti umani ci ricorda la nostra appartenenza alla Natura, pur all'interno di un percorso evolutivo che ha sviluppato nell'uomo forme uniche di cultura e linguaggio.

Lo premetto citando un personaggio importante: Ivan Pavlov, fisiologo russo, premio Nobel nel 1904. A lui si deve lo studio sul riflesso condizionato: nei suoi esperimenti, un cane imparava ad associare un suono neutro (un campanello) alla presenza di cibo, finché non iniziava a salivare al solo suono, senza che il cibo fosse effettivamente presente. Il punto chiave è che si tratta...

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31 ago 2026

Lupi: quando l’Italia deciderà di guardare oltre confine?

Vado ogni giorno a camminare o a correre sotto il paese di Saint-Vincent, dove abito e, come sa chi lì ci vive, c’è in giro un bel branco di lupi (che si riproduce grandemente), che ha già azzerato alcune specie di altri selvatici e cani e gatti in zona. L’espansione enorme in futuro porterà guai.

Questo per dire che la crescita incontrollata del numero dei lupi in Italia imporrà una scelta che da anni viene rimandata: i prelievi mirati.

Lo sostengo da tempo, in ogni sede istituzionale possibile, spiegando che non si tratta di invocare le stragi indiscriminate che portarono la specie sull’orl...

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30 ago 2026

ll peggior nemico della democrazia? La faziosità

Tra le tante figure che popolano il dibattito pubblico, ce n’è una che merita un’attenzione particolare, non tanto per la sua rumorosità che spesso è tonante, quanto per il danno che produce: il fazioso.

Il fazioso non è semplicemente - come spesso lui stesso pensa di sé - una persona con idee forti. Avere convinzioni salde, anche radicali, è legittimo e spesso è la benzina del confronto politico. Il fazioso è qualcosa di diverso: è chi ha trasformato la propria opinione in un recinto, dentro il quale si sente al sicuro e fuori dal quale vede solo nemici.

Per lui chi non condivide la sua visio...

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29 ago 2026

Elogio della ciabatta: dalla nonna a Chanel

Prima di arrivare ai piedi dei ragazzi di oggi, la ciabatta ha attraversato secoli di incertezza filologica. Gli etimologi non sono mai riusciti a mettersi d’accordo sulla sua origine: il termine sembra arrivato in italiano attraverso il turco, forse da una radice persiana — ciabat — imparentata con parole come “sabot” francese, “zapato” spagnolo e “sabata” catalana e occitana, tutte legate genericamente all’idea di “calzatura”. Non a caso il vecchio nome del calzolaio, “ciabattino”, ne è un derivato diretto.

C’è poi una paretimologia molto suggestiva, priva di reale fondamento filologico ma b...

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28 ago 2026

L’Internazionale delle Montagne

«I popoli di montagna si assomigliano tutti: parla pure una lingua diversa, ma la fatica della pendenza e il rispetto per la natura li rendono cittadini dello stesso paese». Mario Rigoni Stern

Mentre i ghiacciai del Nepal e del Tibet si trasformano in bacini di rottura ad alto rischio e le pareti delle Alpi franano per il degrado del permafrost, la diplomazia globale continua a incepparsi.

Le grandi "Internazionali" del Novecento — da quelle politiche e ideologiche fino ai vertici internazionali paralizzati da veti crociati e sovranismi — hanno fallito perché hanno preposto l'ideologia ai ter...

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27 ago 2026

Il gioco del silenzio che nessuno gioca più

C’era un tempo in cui il silenzio si giocava. Bastava un segnale — un batter di mani, un “Via!” gridato tra tra piccoli e grandi durante un viaggio troppo lungo — e per qualche minuto tutti restavano zitti, a fissarsi, a resistere alla tentazione di ridere mentre qualcuno provava a far cedere gli altri con una smorfia. Vinceva chi durava di più. Era un gioco semplice, quasi stupido, eppure metteva tutti nella stessa stanza, nello stesso silenzio, a guardarsi negli occhi.

Oggi quel gioco non si gioca quasi più. E non perché sia passato di moda di per se stesso, ma perché la condizione stessa pe...

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26 ago 2026

Scampare dal reducismo

Ho sempre trovato il reducismo un eccesso di nostalgia, spesso venato da un pericoloso autocompiacimento. Quella tendenza a fissarsi sul passato, a trasformare le proprie esperienze in un mantra ripetitivo che, alla lunga, finisce per risultare fastidioso e, peggio ancora, sterile.

La parola, in origine, indicava l’atteggiamento di chi ritorna, soprattutto dopo una lunga assenza legata a imprese rischiose, esilio o guerra: i reduci della Seconda guerra mondiale, per esempio. Viene dal latino redux, -ŭcis, composto di re- (“di nuovo, indietro”) e ducĕre (“guidare, condurre”). Letteralmente: “co...

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25 ago 2026

La fiducia, la nostra “invincibile estate”

C’è un momento, ogni anno, che vale più del 31 dicembre. Non ha una data fissa sul calendario, non lo segnano equinozi o solstizi. Appuntamenti che, a dirla tutta, incidono ben poco sulla nostra vita reale. È lo strappo, sempre un po’ diverso, tra l’estate e l’autunno. È quando finiscono le grandi vacanze, quelle vere. Lì, non il primo gennaio, comincia davvero l’anno.

Ma quest’anno, come i precedenti, il distacco estivale non è arrivato del tutto. Nessuno stacca più fino in fondo, per quanto sappiamo che liberare la mente resti una delle medicine più efficaci che abbiamo in capo.

Restiamo av...

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24 ago 2026

Il tramonto del “Woke 1.0”

Nato nei meandri dell’inglese afroamericano come participio del verbo to wake, il termine Woke ha indicato per decenni la necessità di rimanere vigili di fronte alle ingiustizie razziali.

Dopo la prima circolazione tra gli anni ’30 e ’40, la parola è esplosa nel dibattito pubblico globale nei primi anni 2010 con il movimento Black Lives Matter, diventando il manifesto della consapevolezza contro razzismo, sessismo e discriminazioni sistemiche.

Il punto di massima espansione si è registrato nell’estate del 2020. All’indomani dell'omicidio di George Floyd, l'onda delle proteste ha portato istan...

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23 ago 2026

Il panegirico degli ipocriti

C’è un’età in cui i necrologi smettono di essere notizie e diventano specchi. Superata una certa soglia anagrafica, ogni scomparsa di un personaggio pubblico non è più solo cronaca: è un pezzo della propria biografia che si stacca.

Chi è nato negli anni Cinquanta del secolo scorso lo sa bene. La lista si allunga, e con essa cresce una sensazione scomoda, difficile da confessare senza sembrare cinici: il fastidio per il modo in cui, collettivamente, celebriamo i morti.

C’è una parola greca e latina, trasformatasi nel significato nel tempo, che definisce celebrazioni dei defunti esagerate e fas...

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