Il titolo potrebbe essere ingannevole, perché di primo acchito sembrerebbe evocare la Fisica e il famoso esperimento di Galileo sulla ”caduta dei gravi”, dimostrato poi sulla Luna (Apollo 15, 1971) e in camere a vuoto sulla Terra: Nel vuoto, infatti, un razzo e una piuma se lanciati toccherebbero terra nello stesso istante, perché l'accelerazione di gravità è indipendente dalla massa.
Ma non è il caso del “fenomeno del razzo e della piuma”, che è un'espressione usata principalmente in ambito economico e giornalistico italiano per descrivere un comportamento asimmetrico dei prezzi. Tema assai discusso, ma facile da capire, anche sulla nostra pelle.
In certe condizioni, come avviene in queste ore per i carburanti per via delle vicende belliche in Medio Oriente, il prezzo sale come un razzo molto velocemente, in pochissimo tempo e - come esperienza del passato in scenari analoghi - scende, invece, con la lentezza di una piuma.
Quanto fa imbestialire noi automobilisti.
Se oggi si parla di controlli contro azioni speculative, è perché già in passato si è visto come ci siano aziende (catene di distribuzione, produttori) che approfittano degli aumenti per aumentare ”a razzo” i margini, ma non hanno lo stesso incentivo a ridurli quando i costi calano.
E non ci si stupisca se i consumatori si accorgono nel tempo più dei rincari che dei ribassi, visto che si tocca il portafoglio.
Quel che è certo è che in Italia la tassazione sui carburanti è una delle più elevate d'Europa ed è composta principalmente da due voci: l'accisa (un'imposta a quota fissa sulla quantità) e l'IVA (un'imposta in percentuale sul valore totale).
A partire dal 1° gennaio 2026, a seguito della Legge di Bilancio, è entrato in vigore il riallineamento delle aliquote, che ha eliminato lo storico vantaggio fiscale del diesel rispetto alla benzina, già rosicchiato negli anni.
Mi ha sempre colpito di come l’IVA sui carburanti al 22% nel sistema italiano si applichi sul prezzo totale, comprensivo dell'accisa. Si tratta di una "tassa sulla tassa", che ovviamente non piace al contribuente.
Considerando i prezzi medi attuali, la componente fiscale (Accisa + IVA) incide per circa il 55-60% del prezzo che paghi al distributore.
Giusto precisare che le "vecchie" accise (come quella per la guerra d'Etiopia del 1935 o l'alluvione di Firenze del 1966, che erano tragicomiche), dal 1995 non esistono più singolarmente. Sono state accorpate, con astuzia fiscale, in un'unica imposta indifferenziata che finisce nel bilancio generale dello Stato.
Ora, viste certe promesse del passato in campagna elettorale mai mantenute e considerata l’onda di rincari sui carburanti, si evoca la messa in opera di una accisa mobile, che consente di scherzare sul fatto che non sia ”qual piuma al vento”.
Si tratterebbe di una sorta di "ammortizzatore fiscale" che lo Stato può attivare per evitare che il prezzo della benzina e del diesel schizzi alle stelle quando il prezzo del petrolio aumenta troppo velocemente.
Il concetto alla base è molto semplice: lo Stato cerca di non dovrebbe guadagnare dai rincari energetici a spese dei cittadini. Ecco come funziona tecnicamente: quando il prezzo del petrolio sale, aumenta anche la base su cui viene calcolata l'IVA (che è al 22%). Questo genera un extra-gettito per lo Stato, ovvero un incasso di tasse superiore a quanto previsto nel Bilancio.
Con l'accisa mobile, lo Stato prende questo "guadagno extra" dell'IVA e lo usa per tagliare l'accisa (che è la quota fissa). In pratica: Il petrolio sale, così l’IVA incassata aumenta. Lo Stato interviene con l’accisa che viene ridotta dello stesso importo. Il prezzo finale alla pompa resta stabile o l'aumento viene fortemente attutito.
Aspettiamo fiduciosi (⁉️) l’esito dell’eventuale attivazione del meccanismo.
Così come - con viva curiosità - voglio capire il calcolo su di un eventuale intervento governativo sugli extraprofitti di chi opera nel settore carburanti. Già per banche e aziende energetiche ci sono stati interventi del genere assai discussi.
Intanto, siamo sul…razzo.