L’altro giorno, per ricordare Sergio Musumeci, editore valdostano di grande stoffa, mi sono messo a scartabellare nelle caratteristiche della sua generazione (era del 1934), così mi sono incuriosito di tutte le generazioni del Novecento e delle definizioni che hanno caratterizzato i diversi periodi.
Sapevo che le generazioni che si sono succedute a cavallo fra Ottocento e Novecento e poi sino ad oggi sono state identificate con definizioni sociologiche, giornalistiche e demografiche diventate ormai parte del linguaggio comune. Ognuna descrive un gruppo di persone nato in un intervallo temporale specifico, accomunato da eventi storici, trasformazioni economiche, mutamenti culturali e innovazioni tecnologiche.
Poi, pensando ai miei nonni paterni e materni, mi sono spinto indietro e da qui comincio, essendo loro nati nella seconda metà dell’Ottocento. Per la seconda metà dell'Ottocento le definizioni generazionali non sono nate dal marketing moderno o dalla cultura pop, ma dalla storiografia, dalla sociologia politica e dagli studi storici sulla teoria dei cicli generazionali. I nomi collettivi attribuiti alle persone nate tra il 1840 e la fine del XIX secolo rispecchiano le trasformazioni della Seconda Rivoluzione Industriale, l'ascesa degli Stati-nazione e i grandi conflitti ideologici dell'epoca:
Per la seconda metà dell'Ottocento le definizioni generazionali non nascono dal marketing moderno o dalla cultura pop, ma dalla storiografia, dalla sociologia politica e dagli studi storici sulla teoria dei cicli generazionali (come il modello storico di Strauss-Howe).
Intanto ho provato a immaginare una staffetta familiare di quasi 150 anni!
Sia mio nonno René Caveri e sua moglie Clémentine rientrano per nascita nel periodo della cosiddetta “Generazione Missionaria” (Missionary Generation), che va dal 1860 – 1882. È un periodo di alfabetizzazione di massa e di forte espansione della classe media in Europa e in Nord America. Viene definita "missionaria" dai sociologi per via della spiccata spinta morale, idealista e riformatrice che la caratterizzò. È la generazione che ha guidato il movimento per il suffragio femminile (le Suffragette), le prime leggi sociali sulla tutela del lavoro infantile e l'Esposizione Universale di Parigi del 1900 é una sorta di vetrina del tempo.
Invece, mio nonno Emilio Timo e sua moglie Ines rientrano nel periodo che va dal 1883 al 1900. Se negli Stati Uniti fu chiamata Lost Generation (Generazione Perduta) l, nei paesi dell'Europa continentale (in particolare in Francia, Italia e Germania) i nati negli ultimi due decenni dell'Ottocento vennero definiti la Generazione del 1914 o la Génération du Feu ("generazione del fuoco delle trincee"). Sono i ragazzi e i giovani uomini nati a fine '800 che videro infrangersi il mito della Belle Époque nei campi di battaglia della Grande Guerra. In Italia comprende anche i giovanissimi coscritti del 1899 (i celebri "Ragazzi del '99").
Nel Novecento e sino agli anni Venti del nuovo Millennio cascano tutti i Caveri.
Mio papà, Sandro, fa parte della Generazione Grande o Incomparabile (Greatest Generation), cui appartengono i nati fra il 1901 – 1927. Definizione dovuta al giornalista Tom Brokaw. È la generazione cresciuta durante la Grande Depressione degli anni '30 e che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale. Il termine riconosce il loro spirito di sacrificio, la forte etica del lavoro e il contributo decisivo alla ricostruzione e alla difesa delle democrazie occidentali.
Mia mamma, Brunilde, della Generazione Silenziosa (Silent Generation), che comprende il periodo dei nati fra il 1928 e il 1945. Una definizione apparsa per la prima volta sulla rivista TIME nel 1951. Sono i bambini della guerra e della più grave crisi economica del Novecento. Iniziò negli Stati Uniti con il crollo di Wall Street, cresciuti in un clima di di ricostruzione post-bellica. Definiti "silenziosi" perché poco propensi alla protesta aperta e focalizzati sul lavoro sicuro, sulla stabilità familiare e sul rispetto delle istituzioni tradizionali.
E poi ci sono io con mio fratello, Alberto, nella nidiata dei Baby Boomers, che va dal 1946 al 1964. Il nome deriva dal repentino e massiccio aumento delle nascite (baby boom) registrato nei paesi occidentali al termine del secondo conflitto mondiale. È la generazione del miracolo economico, delle battaglie per i diritti civili, dei movimenti del '68 e della diffusione dei consumi di massa. Hanno vissuto un'epoca di forte mobilità sociale e crescita economica costante.
Mia moglie, Mara, è una Generazione X, che copre dal 1965 – 1980. Reso celebre dal romanzo di Douglas Coupland del 1991 (Generation X). La "X"indica l'assenza di un'identità culturale definita o dominante rispetto ai Boomer. Chiamata anche Latchkey Kids ("i figli con le chiavi al collo") per l'aumento delle famiglie con entrambi i genitori lavoratori o divorziati. È una generazione cresciuta durante la Guerra Fredda, la crisi energetica degli anni '70 e l'inizio della rivoluzione informatica personale.
I miei figli più grandi, Laurent e Eugénie, sono Millennials (o Generazione Y) e rientrano nel periodo fra il 1981 e il 1986. Termine introdotto dai sociologi William Strauss e Neil Howe per indicare la prima generazione arrivata alla maggiore età a ridosso del nuovo millennio (Anno 2000). È la generazione ponte tra l'era analogica e quella digitale: hanno vissuto la transizione verso Internet e la digitalizzazione globale, affrontando al contempo le grandi crisi economiche del XXI secolo.
Infine tocca a mio figlio Alexis e mia nipote Sophie, che è uno della Generazione Z (o Zoomers), che copre dal 1997 dal 2012, che sarebbe la lettera che segue la "Y" nell'alfabeto. Vengono chiamati anche Zoomers (unione tra "Boomer" e la velocità con cui navigano nel mondo digitale) o Nativi Digitali. Non hanno memoria di un mondo senza Internet, smartphone o reti sociali. È una generazione fortemente sensibile ai temi dell'inclusione, dell'identità e del cambiamento climatico.
Superata successivamente la generazione Alpha, siamo ora alla Beta e poi chi vivrà vedrà.