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14 mag 2026

UFO, Area 51 è la politica del mistero

di Luciano Caveri

Torna in campo la questione degli extraterrestri! Che ricordi! Era la domenica 15 settembre 1985 e su tutti telegiornali serali della RAI andò in un mio servizio televisivo all'avvistamento, prima da Pila su du un "misterioso" corpo luminoso in cielo.

Con la mia troupe eravamo saliti in cielo con un aereo da turismo per riprender un oggetto circolare-ovoidale che mutava di forma. Giorni dopo fine della suspence: pare si trattasse di un grosso pallone stratosferico di ricerca.

Ma veniamo al presente: su ordine di Trump, il Pentagono ha appena rilasciato una prima tranche di file con foto, rapporti militari e testimonianze. I 162 documenti resi noti non suggeriscono alcuna copertura di incontri con extraterrestri, né danno ragioni per credere che esseri di altri pianeti abbiano visitato la Terra. Ma il tam tam è stato efficace.

La lettura politica è già emersa con forza: c’è chi ha parlato di “arma di distrazione di massa definitiva”, in un momento in cui l’amministrazione Trump deve fare i conti con una serie infinita di autogol da cui deviare l’attenzione.

Il fenomeno UFO segue da decenni uno schema preciso: picchi di attenzione pubblica che si concentrano in momenti di tensione o transizione politica.

Già nel 1947 ci fu il primo avvistamento di “dischi volanti”. Il clima è di ansia collettiva: gli UFO diventano lo schermo su cui proiettare la paura del nucleare e del nemico invisibile.

Seguirono altre cose di questo genere nei decenni successivi. Anni ’50-’60 — Il ciclo istituzionale. Il Blue Book accumula migliaia di segnalazioni, viene chiuso nel 1969 con la conclusione che nessun caso rappresenta una minaccia. È un momento di chiusura, ma non di risposta.

Fra il 1994 e il 1997 siamo in piena epoca di X-Files. Coincide con la fine della Guerra Fredda e una crisi di identità dell’apparato militare-industriale americano. Il Congresso USA inizia le prime audizioni, il governo rilascia documenti. La cultura pop amplifica tutto.

Dieci anni dopo il New York Times pubblica video declassificati della Marina militare. Il Pentagono ammette l’esistenza di un programma segreto di studio sugli UFO. Seguono anni di crescente pressione bipartisan al Congresso, audizioni con ex militari e funzionari di intelligence che sostengono che il governo abbia trattenuto informazioni su fenomeni inspiegabili osservati da piloti e personale della difesa.

Nel 2023 un ufficiale dell’Intelligence, David Grusch, testimonia al Congresso sostenendo che il governo possiederebbe veicoli non umani. Grande eco mediatica, zero prove documentali.

Ciò che accomuna questi momenti a quanto avviene oggi è una geometria costante: annuncio clamoroso con attesa amplificata dai media, rilascio di documenti che non rivelano nulla di risolutivo, dibattito pubblico che oscura altri temi. Il tema UFO ha la caratteristica unica di essere non falsificabile nel breve periodo — non si può smentire con un fatto netto — e quindi tiene banco senza esaurirsi e torna utile.

Da ragazzo ero stato suggestionato dai libri di Peter Kolosimo (pseudonimo di Pier Domenico Colosimo), l’autore italiano che negli anni ’60 e ’70 fu il principale divulgatore italiano del filone degli “astronauti degli dei”.

Era un narratore straordinario, capace di intrecciare archeologia, mitologia, storia antica e speculazione in modo appassionante.

Il parallelo con oggi è sottile ma reale: anche allora si trattava di grandi promesse di rivelazione che non si chiudevano mai con una risposta definitiva. La differenza è che Kolosimo era un autore, non un presidente con accesso ai file classificati — il che rende la versione attuale più ambigua e, per certi versi, più inquietante.

Di balle…spaziali ce ne sono state tante. Pensiamo all’Area 51 — base aerea segretissima nel Nevada — esiste davvero, e il governo americano ne ha negato l’esistenza per decenni. Il paradosso è che il segreto era reale, ma riguardava cose molto terrestri: i prototipi degli aerei spia U-2 e SR-71 negli anni ’50-’60, poi i programmi stealth negli ’80. I civili vedevano oggetti volanti strani a quote e velocità impossibili — erano aerei militari sperimentali — e il governo non poteva smentire né confermare. Il vuoto fu riempito dagli alieni e per anni si cercò di capire cosa fosse questa base.

L’Area 51 funziona perché combina ingredienti irresistibili: segretezza governativa reale, geografia isolata e inaccessibile, e una domanda che non può avere risposta pubblica. È la struttura ideale per un mito permanente — e non a caso nei documenti appena rilasciati da Trump l’Area 51 non viene mai nominata direttamente.

Obama stesso, interpellato, disse con ironia che “esistono, ma non sono tenuti nell’Area 51“: la risposta perfetta per non dire nulla confermando tutto.

Kolosimo avrebbe avuto materiale per tre libri.