Il “mangia che ti fa bene” è stato un mantra dell’infanzia per tutti noi bambini. Ricordo la mia nonna materna, nonna Ines marchigiana trasferitasi in Liguria e vissuta poi in Valle d’Aosta, che mi costringeva a mangiare anche cose che non mi piacevano e insisteva con cibi che facevano parte di una cultura popolare non sempre corrispondenti alla realtà benefica.
È interessante come alcune credenze alimentari diventino verità assolute solo grazie a un mix di marketing, errori di trascrizione o vecchie tradizioni tramandate. Spesso questi cibi sono effettivamente salutari, ma i "superpoteri" che gli attribuiamo sono, purtroppo, pura e comunque innocua fantasia.
Ecco i casi più celebri in cui la scienza ha dovuto smentire (o ridimensionare) la saggezza popolare.
Avete presente il barattolo di spinaci di Braccio di Ferro che lo rendono ancora più forzuto all’occorrenza? Deriva dalla convinzione che gli spinaci siano la fonte primaria di ferro, che ci dia una sferzata di energia come la spagnoletta di superPippo.
Invece, sebbene il ferro ci sia davvero, la quantità non è così elevata come si pensava. Il mito nacque da un errore di battitura di uno scienziato (o del suo assistente) nel 1870, che posizionò male una virgola decimale, decuplicando il contenuto di ferro percepito.
Leggo oltretutto che ferro contenuto negli spinaci è di tipo non-eme, molto difficile da assorbire per il nostro corpo. Inoltre, gli spinaci sono ricchi di ossalati, sostanze che ne sequestrano il ferro, rendendolo ancora meno biodisponibile (parola che non conoscevo e che designa l’assorbimento di una certa sostanza nell’organismo).
Altro esempio per chi alla fine di un pasto luculliano, ordina l’ananas, perché aiuterebbe a "sciogliere i grassi". Incuriosito, scopro che la pista è diversa: l’ananas contiene la bromelina, un enzima straordinario, che serve a digerire le proteine e non i grassi.
Ad abundantiam, la bromelina si trova principalmente nel gambo (la parte dura che di solito scartiamo) e viene distrutta dal calore. Mangiare una fetta d'ananas aiuta la digestione proteica, ma non ha alcun effetto sui cuscinetti di adipe.
Si possono aggiungere altre credenze infondate. Ad esempio il fatto che bere acqua tiepida e limone appena svegli depurerebbe l'organismo, alcalinizzando il sangue e con la conseguenza di "disintossicare" il fegato.
Non è così perché il limone è acido e una volta metabolizzato ha un residuo alcalino, ma non può cambiare il pH del sangue (che è strettamente regolato dal corpo, altrimenti ci lasceremmo le penne).
Comunico, altresì, con tristezza che - anche se lo bevo lo stesso - che bicchiere di vino rosso a pasto fa bene al cuore perché contiene antiossidanti come il resveratrolo. Ma questa sostanza ha concentrazioni infinitesimali.
Per averne una dose terapeutica efficace bisognerebbe bere circa 1.000 litri di vino al giorno ed è alquanto improbabile…. A quel punto, il beneficio per il cuore sarebbe l'ultimo dei tuoi problemi, visti i danni dell'alcol su tutto il resto.
Aggiungo senza motivare che non é vero che lo zucchero di canna è più sano di quello bianco, che il miele non è un antibiotico naturale e che il cioccolato fondente non è una panacea per il cuore.
Leggo con delusione sulla Süddeutsche Zeitung un articoletto che smonta una mia convinzione: le carote migliorano la vista! Così scrivere il giornale: ”Le carote fanno bene: contengono fibre e vitamine e contribuiscono a una dieta equilibrata, ma non ci regaleranno una vista perfetta. L’idea che le carote rafforzino la vista è un mito. Anche se il betacarotene è molto importante per la salute degli occhi, assumerne di più non migliora automaticamente la vista, anche perché quello in eccesso viene semplicemente espulso”, afferma Martin Spitzer, oftalmologo dell’ospedale universitario di Amburgo-Eppendorf, in Germania. Il betacarotene viene convertito nell’organismo in vitamina A, necessaria ai fotorecettori della retina per produrre i pigmenti visivi. Una grave carenza di questa vitamina può causare cecità notturna, se combinata con determinate malattie o grave malnutrizione.Tuttavia, è raro sviluppare una carenza simile nel mondo occidentale.
La convinzione che le carote migliorino la vista probabilmente risale alla seconda guerra mondiale, quando si diceva che i piloti britannici avessero potenziato gli occhi consumando grandi quantità di carote e mirtilli. In medicina si usano integratori con betacarotene per trattare la degenerazione maculare senile, una malattia della retina che colpisce la macula, ma mangiare carote non previene la perdita della vista causata da altri fattori”.
Sui mirtilli ricordo una personalità aostana del passato, l’Avvocato Aristide Marcoz, detto Tiduccio, che - in occasione di un incontro nel suo studio di piazza Narbonne - trovai mentre mangiava con golosità una ”burnia” di mirtilli. Mi spiego che per lui, cacciatore, questi frutti di bosco erano indispensabili per mantenere la vista buona. Era una convinzione infondata.
Oggi, però, la scienza dice che il consumo regolare dei mirtilli è utile per supportare cuore, cervello, intestino e metabolismo. Non sono una “cura miracolosa”, ma un alimento funzionale con solido backing scientifico.
Tiduccio, insomma, non sbagliava del tutto…