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29 mar 2026

Ora legale e ora solare: in Europa non si decide

di Luciano Caveri

Stanotte abbiamo dormito un’ora in meno per il cambio dell’ora.

Tutti i Paesi dell'Unione Europea continuano a osservare i cambi stagionali dell'ora (ora legale in primavera e ora solare in autunno), senza aver ancora fissato un'ora permanente (né solare né legale).

È uno dei piccoli casi di uno scollamento fra i Paesi membri e l’Unione europea. Infatti questa impasse accade nonostante un forte sostegno popolare e del Parlamento Europeo a porre fine allo spostamento delle lancette.

L'obbligo attuale e unanime deriva dalla Direttiva 2000/84/CE del 19 gennaio 2001, che impone a tutti gli Stati membri di passare all’ora legale (avanzamento di un'ora) nell'ultima domenica di marzo e di ritornare all'ora solare (ritorno indietro di un'ora) nell'ultima domenica di ottobre.

Tuttavia, la Commissione Europea ha presentato nel settembre 2018 una proposta di una nuova direttiva per abolire i cambi stagionali, lasciando a ogni Stato la scelta tra ora solare permanente o ora legale permanente. Il Parlamento Europeo l'ha approvata a larga maggioranza nel marzo 2019 (con l'idea che il 2021 potesse essere l'ultimo anno di cambi). Non è stato così!

Infatti il Consiglio dell'UE (cioè i governi nazionali) non ha mai raggiunto la maggioranza qualificata necessaria per adottare il testo, quanto avviene purtroppo anche per decisioni molto più importanti. Il dossier giace dal 2019-2020 (anche a causa della pandemia) e appare in una situazione di stallo ed è il frutto. Di una netta divisione tra Nord e Sud.

InPaesi nordici (Finlandia, Svezia, Danimarca, Paesi Baltici, Polonia, ecc.), preferiscono fortemente l'ora solare permanente, perché con l'ora legale permanente le albe invernali sarebbero troppo tarde (dopo le 9-10 del mattino).

Mentre i Paesi mediterranei e del Sud (Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Francia in parte) propendono per l'ora legale permanente per avere più luce serale, minori consumi energetici e vantaggi turistici.

I Paesi centrali (Germania, Austria, Benelux) sono più cauti, chiedono coordinamento per evitare squilibri, che obbligherebbero al ridicolo cambio di ora attraversando l’Europa! La Spagna ha rilanciato nel 2025 la richiesta di abolire i cambi a partire dal 2026, ma al momento non ci sono aggiornamenti su un accordo nel Consiglio. Il tema è tornato in discussione in plenaria al Parlamento Europeo nell'ottobre 2025, con consenso generale sul fatto che i cambi stagionali dovrebbero finire, ma senza date o decisioni concrete.

A novembre 2025 è stata presentata una proposta di indagine conoscitiva alla Camera dei Deputati (X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo), concludersi entro il 30 giugno 2026 e pare emergere - io spero che sia così - una posizione per l’ora legale tutto l’anno, ma bisognerà vedere quanto avverrà in sede comunitaria.

Mi sono ritrovato a leggere nelle ore del cambio stagionale un articolo assai dettagliato di Francesca Di Mauro su internazionale, che spiega certe radici dell’ora: “Il quadrante rotondo, le 60 tacche, i 60 secondi in ogni minuto: non è una scelta tecnica moderna, ma l’eredità di una civiltà che contava in modo radicalmente diverso rispetto a oggi.Tutto comincia in Mesopotamia, nel terzo millennio aC. I sumeri avevano sviluppato un sistema di numerazione chiamato sessagesimale. Non è del tutto chiaro perché scelsero proprio il numero 60, ma la risposta più convincente è piuttosto pratica: 60 è divisibile per 1, 2, 3, 4, 5, 6, 10, 12, 15, 20 e 30. È tra i numeri con il maggior numero di divisori nell’intervallo tra uno e cento. Per i sumeri era una soluzione quasi perfetta.C’è anche una spiegazione fisica. I babilonesi, che ereditarono e perfezionarono il sistema sumero, contavano fino a 12 con una mano sola: facevano l’operazione con il pollice, indicando le tre falangi di ognuna delle altre quattro dita di quella mano. Ogni volta che arrivavano a 12 alzavano il dito dell’altra mano: moltiplicando 12 per 5 il risultato è 60”.

Ho dovuto leggere due volte e ho capito.

Salto più avanti: “Verso il 150 dC l’astronomo Claudio Tolomeo suddivise ciascuno dei 360 gradi del cielo in 60 parti. In latino quella divisione era la pars minuta prima: la prima piccola parte. Da lì derivano i minuti. Poi li divise di nuovo in 60 parti ancora più piccole: la pars minuta secunda. Da lì arrivano i secondi. Erano misure geometriche, non unità di tempo. Per secoli rimasero concetti astratti, usati solo dagli astronomi. Gli orologi meccanici comparvero in Europa nel quattordicesimo secolo, ma avevano una sola lancetta: la precisione dei minuti non serviva nella vita di tutti i giorni.Fu l’astronomia a spingere verso la precisione. Nel cinquecento astronomi come Tycho Brahe costruirono orologi sempre più accurati per fare misurazioni celesti affidabili. Solo allora il sistema sessagesimale finì nel quadrante degli orologi”.

Ancora un balzo in avanti: ”Nel novecento gli orologi atomici hanno poi permesso agli scienziati di definire il secondo in modo più preciso, “passando da un calcolo basato sulle rotazioni del Sole a un valore basato sull’assorbimento e l’emissione di radiazione a microonde da parte degli atomi di cesio-133. Oggi una rete internazionale di orologi atomici è alla base di molte delle tecnologie più diffuse, da internet ai gps”.

Di certo e per ovvie ragioni siamo schiavi del tempo più di quanto fosse in passato.

Come non proporre un pezzo della celebre poesia “L’Orologio” di Charles Baudelaire:

"Orologio! dio sinistro, spaventoso, / impassibile, / il cui dito ci minaccia e ci dice: «Ricorda!» / I vibranti Dolori nel tuo cuore bersaglio / s’infiggeranno presto come in una ferita; [...] Ricorda che il Tempo è un giocatore avido / che vince senza barare, a ogni colpo! / È la legge. / Il giorno cala; la notte aumenta; ricorda! / L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota."