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25 mar 2026

Politica e crisi del Parlamento

di Luciano Caveri

Sulle ceneri del referendum confermativo si agitano in tanti. Chi ha vinto e chi ha perso con prosopopea, lagne, frizzi e lazzi.

Ci vorrebbe un magistrale Alberto Sordi con una delle sue “commedie all’italiana” per ridere di queste cose serie, mostrando le contraddizioni e le debolezze degli italiani senza mai essere didascalici o moraleggianti. Questo sarebbe alla fine un esercizio vacuo e dunque meglio scherzarci sopra e attenersi alla realtà che parla da sola.

Tutto legittimo, comunque, perché commentare è un sport che è meno faticoso del fare. E fa il suo esercizio di stile anche chi in Valle d’Aosta spara sull’Union Valdôtaine e lo fa con l’acrimonia tipica degli frustrati ex. Condizione che sgonfia di fatto la credibilità di chi esercita periodicamente certa sicumera vendicativa.

Mi pare che in generale l’unica lezione che si ricavi dall’Italia di oggi è una triste realtà di questa politica con partiti in crisi e figure apicali che durano il tempo di un mattino. Non so se per la Meloni sia finita la luna di miele con l’elettorato, ma certo non sarebbe la prima volta che, passato il colpo di fulmine, gli italiani cambiano leader come si fa con le mutande.

Per altro, nello schieramento vittorioso lo scontro per la leadership fra Schlein e Conte sarà uno spettacolo sanguinoso con quello strumento di tortura che sono le ”primarie”, creatura all’italiana scopiazzata male dal modello statunitense.

Ma la verità più cruda è un’altra e scrivo da vecchio parlamentare che ha vissuto, per sua fortuna, anni complessi abbastanza ruggenti.

Il Parlamento, in quello che da Costituzione santificata dovrebbe essere previsto, conta ormai come il due di picche. Bisognerebbe ormai cambiare la scritta e cancellare la dizione ”sistema parlamentare”, considerandolo ormai scomparso. Lo è perché il meccanismo legislativo ha cancellato il bicameralismo e il ruolo di chi è deputato o senatore.

La fabbrica delle leggi ormai è così. Decreto legge omnibus presentato in una delle due Assemblee, dove si accetta qualche raro emendamento e poi maxiemendamento su cui si pone la fiducia su testo ulteriormente nuovo, cui si aggiungono varie ed eventuali. Nella seconda assemblea (che sia Camera o Senato non importa) si va con il testo blindato da un altro di fiducia.

L’opposizione protesta e tutto finisce lì e la politica della minoranza più che essere grintosa e positiva sparirà e su di una specie di Aventino e il matta diventa su questioni topiche che ”Il Governo riferisca al Parlamento”. Ciò crea un intenso scazzo negli interventi in aula e arrivederci e grazie.

Si può scherzare solo se si dimentica che questo svuota di molto i meccanismi democratici della gai citata e immacolata Costituzione, quella per la quale il top espressivo è intonare ”Bella Ciao”, mentre i buoi sono scappati dalla stalla.

Si sa, purtroppo, che quel che conta é il palcoscenico e i 30 secondi al telegiornale e il filmatini per i Social, mentre le aule parlamentari - come diceva il Cavalier Mussolini - che diventano entrambe ”grigia e sorda”.

Mi pare che su questo ci sia una bizzarra indifferenza, specie in un momento in cui il movimentismo sembra fulgido e invece su un tema capitale non ci sono bandiere né slogan.

Forse perché lo svuotamento del Parlamento è stato nel tempo un esercizio bipartisan che ha raggiunto il suo acme per responsabilità dei diversi schieramenti oggi polarizzati in posizioni e passioni estreme che svuotano il ruolo della politica come necessità di equilibrio da raggiungere per avere le migliori soluzioni.

Ma se in troppi guardano solo il proprio ombelico, sbandierando ipocritamente il ”bene comune”, vale allora il “si salvi chi può!” e tutto collassa senza più ordine.