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22 feb 2026

Il male della radicalizzazione francese

di Luciano Caveri

Certo che seguo la politica valdostana. Come potrei fare diversamente? Ci vivo dentro da una vita e ben prima che ci entrassi e tenere al futuro della comunità - qualunque cosa si faccia - credo sia un dovere civico.

E come potrei fare a meno di seguire la politica italiana ed europea, cui ho dedicato tanti anni?

Ma siamo in un sistema ancora più grande e dunque è del tutto logico allargare ancor di più il proprio sguardo. Sugli Stati Uniti ho scritto parecchio e l”era Trump” è una sofferenza per chiunque abbia studiato e ammirato molti degli aspetti dell’antica democrazia americana.

Ma oggi guardo con preoccupazione alla Francia, Paese che sento nel mio cuore e in fondo si aggiunge all’elenco delle preoccupazioni.

Su l’Express - giornale storicamente di area progressista - è uscito un editoriale che fa riferimento a La France Insoumise (LFI), il partito della sinistra radicale francese guidato da Jean-Luc Mélenchon, personaggio che è riuscito per molto tempo ad ingabbiare la Sinistra francese, ma ora si è ad una svolta ed è bene far riferimento a fantasmi del passato.

Scrive il direttore Eric Chol: ”È un'aria fetida quella che spira sulla Francia. Un'aria che ricorda gli anni '30.

Quando il deputato di Narbonne e leader dei socialisti, Léon Blum, viene aggredito il 13 febbraio 1936 a Parigi da un manipolo dell' Action Française. "Ferite multiple al volto e al cuoio capelluto causate da uno strumento contundente", riporta il medico. "Un colpo è stato sferrato nella regione temporale sinistra, sul decorso di un vaso sanguigno, provocando un'emorragia abbondante". Qualche mese prima, l'Action Française scriveva a proposito di Blum: "È un uomo da fucilare, ma alla schiena". ”

La violenza che caratterizzò nel Ventennio precedente l’arrivo del Fascismo in Italia e di seguito il Nazismo in Germania. La violenza che portò l’Italia negli anni Settanta sull’orlo di un baratro con le violenze del terrorismo rosso e nero e che oggi aleggia nelle piazze italiane con i famosi gruppi ”antagonisti” es esiste sempre una destra neofascista solo apparentemente dormiente.

Gli scontri in corso in Francia fra queste stesse fazioni sono un grande campanello d’allarme da ascoltare.

Prosegue l’Express: ”Giovedì 12 febbraio, Quentin Deranque, 23 anni, vittima di un linciaggio a margine di una conferenza a Sciences Po Lyon tenuta dall'eurodeputata Rima Hassan (LFI), non ha avuto invece alcuna possibilità di farcela, vittima di un "trauma cranio-encefalico maggiore e di una frattura temporale destra". Le lesioni del giovane studente nazionalista "erano al di là di ogni risorsa terapeutica e mortali a breve termine", spiegherà il procuratore. Nel mirino dei media, il portabandiera degli Insoumis e i suoi sgherri moltiplicano le provocazioni per difendersi.

E lo fanno male. Bisogna essere ciechi per non vedere questa atmosfera di odio che ha invaso il paese? Questa febbre alimentata sui social network, nei talk show televisivi, nelle aule universitarie e ormai nelle strade? Con la morte di Quentin, la radicalizzazione ha varcato una nuova soglia. "Non abbiamo nulla a che fare con questa storia", ribatte il capo degli Insoumis che, tranquillamente, assicura di professare la non-violenza. Salvo che, in realtà, questa storia drammatica è anche la conseguenza degli innumerevoli scivoloni dei seguaci di Mélenchon. Chi ha rifiutato di fare appello alla calma dopo la tragica morte di Nahel, il 27 giugno 2023? Jean-Luc Mélenchon. Chi ha concettualizzato la strategia della "conflittualizzazione", al punto di gridare, il 30 giugno 2024: "O loro o noi, non c'è nulla nel mezzo"? Jean-Luc Mélenchon. Chi ha avallato la candidatura tra gli Insoumis di Raphaël Arnault, fondatore ed ex leader del gruppo La Jeune Garde, schedato come soggetto pericoloso (fiché S) e condannato per violenze volontarie in concorso? Jean-Luc Mélenchon”.

Questa storia ci aiuta ad affermare una necessità: basta con gli estremismi che avvelenano la politica!